13/07/2026 22:18 - Otros
La Terra non smette mai di sorprenderci. L'8 maggio 2026, un vulcano sottomarino è entrato in eruzione a nord della Papua Nuova Guinea, nel Mare di Bismarck (una regione situata nel Pacifico sud-occidentale). Rapidamente, i satelliti più avanzati della NASA e di altre agenzie hanno rilevato pennacchi di vapore e acque scolorite, rivelando un'attività intensa che potrebbe dare alla luce una nuova massa terrestre nell'oceano.
Sebbene la regione del Mare di Bismarck abbia fondali molto accidentati e poco mappati, la tecnologia attuale ci offre una finestra privilegiata per osservare questo fenomeno. L'eruzione avviene lungo una dorsale di espansione, a circa 16 chilometri da un'eruzione registrata nel 1972.
I primi segnali sono arrivati attraverso piccoli terremoti. Successivamente, i satelliti Aqua e Terra della NASA hanno registrato immagini ottiche di pennacchi ricchi di vapore. Il satellite PACE ha rilevato acque scolorite attorno al sito, mentre lo strumento VIIRS ha identificato anomalie termiche che si estendono per circa sette chilometri quadrati, indicando che il magma è salito molto vicino alla superficie.
Le immagini ad alta risoluzione di Sentinel 2 e Landsat 9 hanno mostrato un'attività intensa con molteplici bocche di vapore e cenere, confermando che l'eruzione avviene in acque basse. Sono stati visti persino banchi di pomice galleggianti che si estendono in lunghe scie.
Se dovesse emergere un'isola, potrebbe formare un cono vulcanico con un cratere, sebbene gli scienziati avvertano che potrebbe anche erodersi rapidamente. I vulcanologi stimano che il rischio di un'esplosione violenta sia limitato, poiché le dorsali di espansione producono solitamente eruzioni meno violente rispetto agli stratovulcani delle zone di subduzione.
Jim Garvin, ricercatore della NASA, prevede di utilizzare i dati radar dei satelliti NISAR e RADARSAT per mappare i cambiamenti se si dovesse formare un'isola durevole. Ciò permetterebbe di studiarne l'evoluzione di fronte all'erosione e alla futura colonizzazione vegetale, un evento raramente osservato via satellite.
Parallelamente alla nascita di questa possibile nuova isola, la comunità scientifica celebra un'altra scoperta monumentale. Un team internazionale è riuscito a documentare per la prima volta e in modo diretto un episodio di espansione del fondale oceanico nell'Oceano Indiano Meridionale, pubblicato sulla rivista Nature.
Il 26 aprile 2024, un sistema di monitoraggio posizionato su un settore della Dorsale Sud-orientale dell'Indiano, vicino all'isola Amsterdam, ha registrato l'inizio di un evento straordinario. Secondo i dati dello studio, il suolo della valle sottomarina è sceso fino a 4,2 metri in meno di una settimana e si è separato lateralmente di più di un metro.
Attraverso fessure chiamate dicchi, circa 160 milioni di metri cubi di lava sono emersi formando nuovi strati sul fondo oceanico in soli 16 giorni. Gli scienziati chiamano questi 'eventi quantici', dove il fondo dell'oceano si espande in modo improvviso. La maggior parte di questo spostamento è avvenuta senza provocare terremoti percepibili, un fenomeno noto come scivolamento asismico, che aiuta a spiegare perché molte faglie oceaniche muovano enormi blocchi di crosta senza generare scosse evidenti.
Studi come questi ci ricordano che il pianeta Terra è un organismo vivo e in costante trasformazione. Ogni eruzione e ogni movimento del fondale oceanico sono pezzi chiave per comprendere la dinamica che modella la nostra casa. Per saperne di più, è possibile consultare gli aggiornamenti della NASA e la rivista Nature.
Alfredo S. Quiroga