14/07/2026 15:49 - Internacionales
L'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Istruzione, la Scienza e la Cultura (UNESCO), agenzia specializzata dell'ONU dedicata alla promozione della pace tramite la cooperazione internazionale, ha pubblicato un rapporto preoccupante il 10 luglio 2026. Il documento svela che ben 113 paesi in via di sviluppo hanno speso meno per l'educazione che per il pagamento del proprio debito estero durante l'anno 2025. Il rapporto, intitolato Breaking the debt trap: policy paper on restoring fiscal space to save education (Rompere la trappola del debito), dimostra come il servizio del debito stia soffocando la capacità degli Stati di finanziare servizi pubblici essenziali per il proprio futuro.
La situazione risulta particolarmente critica nell'Africa subsahariana, una regione che già affronta enormi sfide socio-economiche. Qui, i governi hanno destinato 3,6 volte in più di fondi al pagamento delle debolezze finanziarie rispetto all'istruzione. Diciotto dei paesi più indebitati al mondo hanno speso cinque volte di più per estinguere i debiti; un caso estremo è quello dello Sri Lanka, che ha investito 16 volte in più nel debito rispetto alla scuola.
Il panorama viene aggravato da una notevole diminuzione degli aiuti internazionali. Si proietta che l'assistenza globale all'istruzione potrebbe subire un calo fino al 30% entro il 2027. I paesi a basso e medio reddito hanno già perso un 21% del supporto che ricevevano nel 2023. Nazioni come Afganistan, Mali, Niger e Liberia hanno visto ridurre i propri aiuti di oltre il 40% in soli tre anni.
I tagli ai finanziamenti da parte di Stati Uniti ed Europa hanno causato una caduta di 600 milioni di dollari nei fondi destinati all'educazione nel 2024, una tendenza stimata in continuo peggioramento nel 2025. Secondo il gruppo di campagna Debt Justice, i pagamenti del debito dei paesi più poveri hanno raggiunto il loro livello più alto negli ultimi 35 anni lo scorso anno, con 56 nazioni che hanno destinato quasi un quinto (il 20%) dei propri introiti totali per coprire gli impegni finanziari.
Min Jeong Kim, direttore della divisione per l'educazione dell'UNESCO, ha avvertito che le politiche attuali mantengono i paesi intrappolati in un ciclo vizioso di austerità, sottodinvestimento e sviluppo stagnante. Questo non solo frena la crescita economica, ma riduce le entrate fiscali e indebolisce la capacità di gestire il debito a lungo termine.
La mancanza di finanziamenti adeguati provoca interruzioni dirette nei sistemi scolastici: istituti che chiudono per mancanza di risorse e insegnanti che non ricevono i propri stipendi. Per invertire questa tendenza, l'UNESCO e le organizzazioni della società civile esigono un cambiamento strutturale nell'alleviamento del debito. Tim Jones, di Debt Justice, ha suggerito che il Regno Unito dovrebbe sfruttare la sua presidenza del G20 nel 2027 per attuare cambiamenti profondi, inclusa la possibilità di cancellazioni del debito e l'attuazione di un quadro legale che impedisca ai creditori privati di bloccare gli accordi per ottenere maggiori profitti, come è recentemente accaduto in Etiopia.
La sfida è monumentale, ma c'è ancora speranza. Se la comunità internazionale agirà con urgenza e coordinerà gli sforzi per dare priorità all'istruzione come motore di sviluppo sostenibile, sarà possibile trovare una vera e duratura via d'uscita da questa trappola del debito, garantendo un futuro migliore alle nuove generazioni.
Alfredo S. Quiroga