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L'Argentina abroga una protezione storica per l'agricoltura: ora le aziende potranno riscuotere royalties su semi e tecnologie genetiche

19/06/2026 15:11 - Economia

campo de soja con tecnología agrícola moderna

Cosa è cambiato esattamente?

Il governo argentino ha abrogato la Risoluzione 283/2015 dell'Istituto Nazionale della Proprietà Industriale (INPI) attraverso la Risoluzione 197/2026, pubblicata sul Bollettino Ufficiale. Questa normativa, implementata durante il governo di Cristina Fernández de Kirchner, stabiliva criteri restrittivi per il brevettabilità di organismi viventi, materiale biologico e sviluppi biotecnologici applicati alla produzione agricola.

In termini pratici, la misura elimina una barriera che impediva alle aziende proprietarie di tecnologie agricole di estendere i propri diritti sugli eventi genetici utilizzati da milioni di produttori argentini. Ora queste compagnie potranno riscuotere royalties per l'uso della loro genetica incorporata nei semi.

Per i lettori stranieri: L'INPI è l'ente argentino che gestisce la proprietà intellettuale, equivalente agli uffici brevetti europei. Il Bollettino Ufficiale è la gazzetta ufficiale dove si pubblicano le normative dello Stato.

Il contesto: l'Argentina come potenza agricola mondiale

Per comprendere l'impatto di questa decisione, bisogna sapere che l'Argentina è uno dei magiori esportatori di soia al mondo. Questo cereale ha trasformato l'economia del paese sudamericano dagli anni '90, convertendolo in un attore chiave del mercato globale degli alimenti.

Alla fine degli anni novanta, la soia RR (Roundup Ready), una varietà transgenica sviluppata da Monsanto, rivoluzionò l'agricoltura nazionale. Da allora, le aziende proprietarie di questi sviluppi tentarono di riscuotere royalties per l'uso della genetica incorporata nei semi.

Diversi governi argentini resistettero a questi tentativi mediante regolamentazioni e limitazioni al brevettabilità. Grazie a queste restrizioni, milioni di ettari seminati rimasero fuori dai pagamenti che in altri paesi erano abituali.

Impatto per i produttori: maggiori costi di produzione

Anche se la misura non crea una nuova imposta statale, genera un nuovo onere economico per chi lavora la terra. La differenza è che i denari non andranno allo Stato, ma direttamente alle imprese proprietarie delle tecnologie.

Nella pratica, i produttori iniziano ad affrontare costi maggiori associati all'uso di semi, eventi biotecnologici e sviluppi genetici protetti. Numerosi referenti rurali sostengono che l'effetto economico è simile a quello di un nuovo tributo sull'attività produttiva, trasferendo risorse dai produttori verso le aziende detentrici dei brevetti.

La paradossale situazione politica

La decisione espone una contraddizione politica che non passò inosservata nel settore rurale. Durante i governi kirchneristi (2003-2015), gran parte del settore agricolo mantenne un conflitto per le ritenute sui cereali e i controlli sulle esportazioni. Tuttavia, fu proprio durante quegli anni che si mantennero meccanismi normativi che impedirono alle multinazionali sementiere di riscuotere royalties massicce.

Oggi, un governo con forte appoggio da parte dei settori legati all'agricoltura ha eliminato proprio uno degli strumenti che impedivano questo avanzamento.

La visione ufficiale: incentivare l'innovazione

Il Ministro della Deregolamentazione e Trasformazione dello Stato, Federico Sturzenegger, celebrò la misura sui social network: "Con la Risoluzione 197/26 l'INPI abroga la Risoluzione 283/15 sul (non) brevettabilità della materia vivente e della biotecnologia, un miglioramento trascendentale nel rispetto della proprietà intellettuale e dell'innovazione nel nostro paese".

Il Governo sostiene che la decisione modernizza il sistema di proprietà intellettuale argentino, lo avvicina agli standard internazionali (come Stati Uniti ed Europa) e attrarrà investimenti in ricerca e sviluppo.

Le voci critiche

Organizzazioni legate all'agricoltura familiare, ambientalisti e settori accademici avvertono che un ampliamento della brevettabilità su risorse biologiche può rafforzare la posizione dominante delle grandi corporazioni multinazionali del settore biotecnologico.

I critici segnalano che una protezione eccessiva può derivare in maggiori costi di accesso a determinate tecnologie, concentrare mercati e generare tensioni sul controllo delle risorse genetiche che fanno parte della biodiversità.

Cosa significa per il futuro dell'agricoltura argentina?

L'abrogazione della Risoluzione 283/2015 non elimina le restrizioni previste nella Legge sui Brevetti, che rimangono in vigore, ma toglie uno strato aggiuntivo di limitazioni amministrative. Da ora in poi, gli esaminatori dell'INPI avranno maggiore margine per analizzare ogni richiesta secondo criteri generali.

La vera portata della misura si osserverà nei prossimi anni, quando l'INPI dovrà risolvere nuove richieste di brevetti e la Giustizia eventualmente si pronuncerà sui limiti di questa flessibilizzazione.

Questa decisione apre un nuovo capitolo nella relazione tra produttori agricoli argentini e multinazionali della biotecnologia. Solo il tempo dirà se porterà a maggiore innovazione o a maggiori costi per il settore.

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