Una dama vittoriana con un'ascia in mano? Un incubo affascinante.
Il mondo dello streaming si tinge di macabro. Netflix ha appena lanciato una vera bomba con Monster: The Lizzie Borden Story, e il dibattito sta già travolgendo i social media. La serie non si limita a trasportarci a New Bedford, Massachusetts, nel 4 agosto 1892, ma aggiunge un elemento di forte tensione narrativa: una storia d'amore proibita tra Lizzie e la sua domestica, Bridget Sullivan. Un dramma queer ambientato nel rigido contesto dell'epoca vittoriana che promette di ridefinire il personaggio.
🔥 TRENDING TOPIC: Il Processo del Secolo
Immaginate la scena: Lizzie Borden viene accusata di aver ucciso i genitori, Andrew e Abby, a colpi d'ascia. L'unica prova schiacciante? Aveva bruciato degli indumenti in modo sospetto. Il risultato finale lasciò il mondo basito: il 20 giugno 1893, la giuria la dichiarò "non colpevole" in appena un'ora di deliberazione! Oggi il web discute se questo sia stato il primo grande caso di gaslighting (una forma di manipolazione psicologica) della storia giudiziaria.
IL DETTAGLIO SCOVOLATO
Storicamente, l'appartenenza al genere femminile era quasi un "pass gratuito". Tra il 1832 e il 1901, le donne avevano il doppio delle probabilità rispetto agli uomini di essere assolte invocando la follia. In quell'epoca, il pregiudizio sociale sulla fragilità femminile diventava la coartazione perfetta.
IL CLUB DELLE "FEMMES FATALES"
Dal caso tragico di Ruth Ellis (giustiziata nel 1955) fino alle inquietanti Myra Hindley e la recente Lucy Letby. Il crimine femminile è statisticamente raro (rappresenta solo il 7% degli omicidi in Inghilterra e Galles secondo dati 2019-2022), ma quando accade, scuote le fondamenta della società.
E voi cosa ne pensate? Lizzie era una mente criminale geniale o un'innocente vittima di pregiudizi?
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