Il deputato Gabriel Katopodis ha lanciato l'allarme: il governo di Javier Milei starebbe per cedere il 90% di AySA per 30 anni. L'acqua, bene essenziale per 14 milioni di persone, rischia di diventare un affare privato. Polemiche e proteste in Argentina, mentre manca ancora una conferma ufficiale.

In un clima di forti tensioni politiche ed economiche, il deputato nazionale Gabriel Katopodis (Unión por la Patria) ha denunciato questo lunedì 31 agosto 2026 che il governo argentino starebbe per vendere il 90% di AySA (Aguas y Saneamientos Argentinos) per un periodo di 30 anni. L'accusa, pubblicata sul suo profilo X (ex Twitter), è diventata rapidamente virale, riaccendendo il dibattito sulla privatizzazione dei servizi pubblici nel paese sudamericano.

“Il governo sta per vendere il 90% di #Aysa per 30 anni. L'acqua non è un business per far riempire le tasche agli amici di Milei”, ha scritto Katopodis, messaggio poi rilanciato dal leader della Coalizione Civica, Fernando A. Iglesias.

Cos'è AySA e perché è così importante?

AySA è l'azienda statale che fornisce acqua potabile e servizi fognari nella Città di Buenos Aires e in 26 comuni della sua area metropolitana (il cosiddetto conurbano bonaerense). Serve più di 14 milioni di persone, rendendola la più grande impresa di igiene idrica del paese. Il controllo statale risale al 2006, quando il governo di Néstor Kirchner decise di ristatizzare il servizio, che era stato gestito dalla francese Suez.

La possibile vendita del 90% delle azioni implicherebbe una concessione trentennale, un modello simile a quello adottato negli anni '90 per altre imprese pubbliche, ma che all'epoca generò forti critiche per gli aumenti tariffari e la scarsa qualità del servizio.

Reazioni e contesto politico

La denuncia di Katopodis arriva in un momento di alta tensione, con il governo di Javier Milei che spinge per una serie di riforme strutturali. Sebbene non ci sia conferma ufficiale sull'operazione, fonti vicine all'esecutivo avrebbero lasciato intendere che si tratti di una “opzione” per ridurre il deficit fiscale e attrarre investimenti.

L'opposizione ha reagito con fermezza. Fernando A. Iglesias, esponente della Coalizione Civica, ha condiviso il messaggio di Katopodis, unendo la sua voce alle critiche. Nel frattempo, organizzazioni sociali e sindacati dei lavoratori di AySA hanno già annunciato possibili misure di protesta se la vendita venisse confermata.

Il dibattito non è banale: l'acqua è un diritto umano riconosciuto dalle Nazioni Unite, e la sua gestione privata è stata messa in discussione in diversi paesi della regione. In Argentina, l'esperienza degli anni '90 con OSN (Obras Sanitarias de la Nación) lasciò un'eredità di tariffe elevate e mancati investimenti nelle reti.

Cosa si sa finora?

  • Data della denuncia: 31 agosto 2026, alle 04:01 (ora argentina).
  • Origine: Pubblicazione su X di Gabriel Katopodis, rilanciata da Fernando A. Iglesias.
  • Portata: Vendita del 90% di AySA per 30 anni.
  • Stato: Nessuna conferma ufficiale da parte del governo.

Fino ad ora, l'esecutivo non ha emesso alcun comunicato ufficiale. Tuttavia, la voce ha già avuto un forte impatto sui mercati e sull'opinione pubblica. Si attendono novità nelle prossime ore dalla Casa Rosada.

Nel frattempo, lo slogan “L'acqua non si vende” ha iniziato a circolare sui social network, con migliaia di utenti che esprimono il loro rifiuto alla possibile privatizzazione.

Nota: Questa informazione si basa su dichiarazioni pubbliche di esponenti politici e non ha conferma ufficiale. Si consiglia di seguire le fonti ufficiali per conoscere i dettagli finali della trattativa.